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domenica 8 novembre 2009

… DI COME UTILIZZARE IL RICETTARIO: LEGGERE CON ATTENZIONE


Beh, come inizierete a capire non avevo affatto voglia di creare un manuale da stampare e consultare mentre l' altra mano affonda il mestolo in un calderone. Non scriverò poche righe essenziali per far riuscire meglio le vostre zuppe. Nulla di tutto ciò.
Per me ogni ricetta è pensata nel suo contesto. Cercherò di dare attenzione e spazio a tutto ciò che lo merita, senza per questo risultare troppo prolisso e noioso. Qualche divagazione mirata, però, renderà il tutto più contestualizzato e affascinante.
Spero che siate d'accordo e che lo stile sia di vostro gradimento. In caso contrario mi dispiace, questo è il mio stile: non mi aspetto che piaccia a tutti però qualunque critica costruttiva è sempre ben accetta, sia nella forma che nei contenuti delle ricette.
Per principio inserirò solo ricette rigorosamente testate dal sottoscritto. E se ci son riuscito io ci può riuscire chiunque. Cercherò sempre di indicare la fonte, che sia un vecchio libro, una rivista, uno dei vostri fantastici blog o un sogno di una notte di mezza estate.  
Quando menziono le dosi dovete sapere che a me piace mangiare. E che non c'è nulla di peggio per un cuoco che vedere i suoi commensali gradire la pietanza ma non avere la possibilità di fare il bis. Sarebbe un fallimento. E con questo lancio una frecciata alle porzioni mignon dei ristoranti nouvelle cuisine (guarda caso partoriti dai francesi), con prezzo inversamente proporzionale alla quantità di quello che mangi. Ecco, l' ho detto; era una vita che sognavo di farlo ed ora mi sento effettivamente meglio. All’ uopo allego una foto trovata nel web (http://www.cameraobscura.com/deceptio/cuisine.jpg) e che credo faccia al caso nostro.
Quindi scordatevi gli 80 g di pasta a testa riportati in molti ricettari. Qui non siamo mica a far ballar la scimmia... :D

… DI COME NACQUE LA MIA AMMIRAZIONE PER IL CONTINENTE ASIATICO

Un giorno, quando avevo sedici anni, ebbi un' illuminazione. Successe leggendo un libro sugli alfabeti mesopotamici (lo so lo so...mica normale questo qua...ma leggevo anche Topolino, non temete). Dovevo imparare una lingua folle, con caratteri diversi. Un codice che in pochi conoscessero.
La mia sete per la curiosità e il sapere lo richiedeva con insistenza.
Fu così che, scartate altre lingue come Russo e Arabo, mi accostai al mondo asiatico attraverso il Giapponese. Avevo sedici anni e dopo il liceo andavo a lezioni serali di giapponese: lingua e cultura, dalle img001sei alle otto ore settimanali.
Credo che inconsciamente lo studio del giapponese mi abbia aperto le porte di un mondo immenso, un intero continente in effetti. Un puzzle di genti senza precedenti mi si presentò tutto d' un tratto davanti. Studiare una lingua straniera da' questo effetto elettrizzante. Ti trovi improvvisamente con le chiavi di un mondo nuovo, fino a ieri sconosciuto. Credo che fino a quell' età avessi sempre visto la cucina asiatica, e in particolare quella cinese, con molto scetticismo e ignoranza.
Basti pensare che tutto ciò che sapevo di quella cucina si fermava all' epica scena della cena al Palazzo di Penkot (foto alla fine), in India, magistralmente resa in Indiana Jones e il Tempio Maledetto, uno dei film che ha segnato la  mia vita di sognatore.
Ricordate tutti il cervello di scimmia semifreddo? O il brodo in cui la mitica Willie rigira ilIMG_0561 cucchiaio speranzosa, facendo venire a galla nugoli di occhi inquietanti? Beh chi l' ha visto saprà certamente di che cosa parlo. Chi non l'avesse visto ci faccia un giro. Merita.
Ecco dicevo, i miei pregiudizi si fermavano là. Fino all' età di 14-15 anni credo, ero più che certo che ad Est dell' Europa non si  mangiassero che insetti ancora vivi e cervelli di scimmie semifreddi. Tornerò presto a parlare di queste cose, ma ora cerco di non divagare. Il giapponese mi aiutò ad abbattere quei pregiudizi. Inconsciamente forse. Nacque in me una curiosità sfrenata che a poco a poco mi permise di colonizzare la cucina asiatica a suon di piccole conquiste quotidiane. Dovetti, però, arrivare alla 'veneranda' età di 21 anni per buttarmi personalmente nella sfida. La mia prima creazione se non vado errato fu un maiale al curry piccante preso da un libro di cui tornerò a parlarvi e che ha decisamente cambiato la mia vita.
Fu una mezza delusione naturalmente: metà degli ingredientiMalesia404i mi erano completamente sconosciuti. Oggi a distanza di 7 anni ho passione e conoscenze sufficienti per preparare curry che arrivano a strappare ai miei amici aggettivi come  'commovente' o cose del genere (Marco, se ci sei lascia un commento...). Cos'ho imparato? Ho imparato che la ricerca di ingredienti esotici e introvabili è la fase più stimolante del lavoro. E’ un po’ come un paziente lavoro di ricerca, da mercatini a negozi etnici fin sulla rete. E imparare a padroneggiare spezie e erbe dai nomi impronunciabili continua a darmi moltissime soddisfazioni. Mi sento un po’ come il piccolo chimico :P.  Ho deciso di aggregarvi un paio di foto. In alto ci sono io nei giardini del palazzo reale di Kyoto, in Giappone. Nella seconda foto eccomi nella più grande moschea degli Emirati Arabi, ad Abu Dhabi. Infine, nella terza in Malesia, in un tempio sacro nella regione di Ipoh. E dulcis in fundo…qui in basso la scena che vi citavo all’ inizio  …. ah il dessert…cervello di scimmia semifreddo…O_o …ovvio no ?   

foto dalla rete: http://mos.totalfilm.com

sabato 7 novembre 2009

PROLOGO


"Cantami o Musa di quel folle visionario,
che volle un di' cimentarsi in questo strano diario;
che trascrivere volle ai posteri le di lui conoscenze,
i sogni, le passioni e le innominate scienze…"

‘Eccoci qua. Un respiro di incoraggiamento e si parte.
Dopo 28 anni di laconico silenzio ho deciso di dar voce alla mia persecuzione: la cucina.
Cosa voglio fare con questo blog ? Non lo so esattamente... è un po' come avere a disposizione una bella tela per dipingere e anche se non si sa ancora che cosa ne verrà fuori sai per certo che non puoi non imbrattarla con la tua arte...
La parola arte non è campata per aria. Che differenza c'è in fondo...tra il modellare vasi di ceramica e impasti colloidali da lavorare a 4 mani e che daranno vita a succulenti primi piatti? E qual è quella tra la paziente opera di cesello che ugualmente si applica a una creazione dolciaria come a una scultura ?
Senza sforzarci neanche troppo...ci rendiamo conto che la cucina può benissimo sedersi tra le 'grandi' conservando la sua peculiare caratteristica: le opere si mangianoooo O_o !!!!!!
Promesse: nessuna, idee: milioni. Vedremo dove ci porterà la Bora telematica... intanto posso assicurarvi che se mi sono infine risolto a trasferire nero su bianco il mio flusso di pensieri è perché di cose da dire ne ho veramente parecchie, questa è forse l' unica promessa che vi faccio. Ho l' ambizioso sogno di portarvi con me in un viaggio esplorativo a tutto tondo dentro l' abisso imperscrutabile che la parola "CUCINA" risveglia in ognuno di noi. I nostri compagni in questo viaggio ? Sorrisi, disinvoltura, poesia e tanta, tanta passione.
Ho detto tutto ? Mmmsi credo di sì. Per adesso, s' intende... ;)
PS: capiterà, nel corso del blog, che sentiate commenti acidulo-sarcastico-veritieri riguardo ai francesi... non fateci caso.
Son vaneggiamenti dell' autore dettati dalla sana competizione culinaria con questi ultimi. Riferimenti a cose del tutto casuali, di quelli a persone non potrei dire lo stesso....
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