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sabato 28 gennaio 2017

Anatra al forno ripiena

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Pazientissimi amici, questo ritorno ha tutto il sapore di una reunion degna di una rock band. Tante, troppissime cose sono passate dall’ ultimo post, ormai datato Giugno 2015. Archeologia. Gli inglesi hanno abbandonato l’ Unione Europea, Trump e’ improvvisamente diventato il buffone piu’ pericoloso della storia della politica mondiale ed io mi sono trasferito in Oman, dove vivo da ormai un anno. Eh si, la storia e’ lunga e, come sapete, questo non e’ un blog di memorie, bensi’ di ricette. Pian piano daro’ comunque qualche informazione in piu’. Per ora diciamo che cucinare in Medio Oriente pone un nuovo livello di sfide per un italiano all’ estero innamorato della nostra cucina. Alla buon’ora; in Olanda stava diventando tutto troppo facile. L’ anatra ripiena che vi propongo quest’ oggi risale in realta’ a Natale scorso, ma, data la mia pigrizia proverbiale, mi sono deciso solo adesso a condividerla con voi, spero non me ne vogliate troppo. Ad ogni modo, beccatevi questa ricettozza coi fiocchi, perfetta per una cena fra amici o in famiglia onde celebrare un’ occasione speciale. Che squillino le trombe ed entrino in campo le formazioni !

dosi per 4 persone, considerandolo un ricco secondo piatto, a cui associare un buon contorno e un leggero antipasto:
- 1 Anatra da 2 kg, eviscerata e spennata
- 1 Fegato d' Anatra o di Coniglio
- 2 Salsicce di Maiale
- 150 g di Carne Trita di Vitello
- 3 Fette di Pane Raffermo
- 100 g di Albicocche Secche
- 50 g di Prugne Secche
- 50 g di Grana Padano Grattugiato
- 1 Uovo
- qualche Rametto di Rosmarino
- qualche Foglia di Salvia
- 2 Scalogni
- mezzo litro di Vino Rosso
- un Bicchiere di Marsala
- poco Burro
- Olio Extra Vergine d' Oliva
- Sale
- Pepe Nero

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Per prima cosa, mettete a mollo le albicocche e le prugne secche (e opportunamente denocciolate) in acqua tiepida per una ventina di minuti. Nel frattempo prepareremo il ripieno. Fate rosolare il fegato tritato in un paio di cucchiai d’ olio e una noce di burro dove avrete preventivamente rosolato lo scalogno tritato. Aggiungete la salsiccia spellata e sminuzzata e la carne trita. Sfumate con il marsala e fate cuocere il tutto per qualche minuto a fuoco vivace. Glaaab ! Non cedete adesso, e’ troppo presto ! Dovrete tollerare molte piu’ sofferenze nelle prossime ore. Ma non temete: tutto e’ volto ad un bene molto piu’ grande di quanto non possiate comprendere in questo momento, credetemi. Quando la carne sara’ ben cotta, intingete il pane raffermo nel marsala, strizzatelo, e passate tutto al mixer: carni, pane, frutta secca (anch’ essa strizzata), uovo e grana padano. Salate e pepate. Et voila’ ! Il vostro bel ripieno e’ pronto.

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Adesso la parte difficile. Do’ per scontato che la vostra anatra sia gia’ bella che eviscerata, altrimenti dovrei dilungarmi in sanguinolente descrizioni che evito volentieri. Qualora non lo fosse, sono certo che troverete conforto tra le braccia di Youtube se avete bisogno di qualche dimostrazione pratica. Una volta eviscerato l’ uccello, asciugatelo internamente con della carta assorbente e riempitelo con la farcitura preventivamente preparata. Nel fare cio’ aiutatevi con un cucchiaio e di tanto in tanto posizionate l’ anatra in verticale per far si’ che il ripieno scivoli giu’ e si compatti grazie alla gravita’. Fatto? Adesso richiudete gli spessi lembi di pelle che sovrastano la zona, ehm, rettale dell’ anatra per far si’ che il ripieno non fuoriesca durante la cottura. Per fare cio’ servitevi di ago e filo per cucina.

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L’ operazione non e’ molto diversa da quella che effettuereste per rattoppare uno strappo su un tessuto. Facile, tutto sommato. Nel fare cio’ fate attenzione a non strappare la pelle. Adesso dovete legare l’ anatra con refe (perche’ non corda?) da cucina: per fare cio’ fate passare la cordicina un paio di volte attorno alle cosce, sotto le ali e attraverso il petto, come nella fotografia.

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Le zampe dovranno essere raccolte su se stesse. Beh, il peggio e’ passato. Adesso non resta che cuocere l’ animale. Per fare questo, suggerisco tre stadi distinti. 1. Fate rosolare l’ anatra in un ampio tegame a fuoco vivace con rosmarino e salvia, bagnando con vino rosso che farete quindi evaporare. Girate di tanto in tanto delicatamente e fate cuocere una ventina di minuti.

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2. Ponete l’ anatra in una casseruola, bagnate con vino e qualche noce di burro e ricoprite con carta stagnola. Infornate quindi a temperatura relativamente bassa, 120-150 gradi, e fate cuocere per almeno 2.30-3 ore, bagnando spesso l’ anatra con il sughetto che si andra’ formando. Ariglaaab !

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3. Ultima fase, clou. Alzate la temperatura del forno a 200 gradi e fate dorare l’ anatra sia sopra che sotto (girando di tanto in tanto). Quest’ ultima fase di cottura dovrebbe essere ultimata in una mezzoretta, o comunque, finche’ la pelle non sara’ dorata a vostro piacimento. Scusate, mi e’ caduta la mascella nel frattempo. Mi ricompongo. Tirate fuori l’ anatra e lasciatela riposare cinque minuti prima di affettarla. Servitela con il suo ripieno e un contorno semplice che supporti il piatto forte, senza rubargli la scena, Questa ricetta puo’ essere applicata anche ad altri volatili. Ad esempio, potete preparare della farcitura extra da congelare ed usare per ravvivare un semplice pollo, delle quaglie o qualcosa di piu’ grosso. Riguardo i tempi di cottura: siccome cuocere un uccello per 3-4 ore non e’ cosa da poco, vi consiglio di spalmare questa preparazione su almeno un paio di giorni. Ad esempio: potete preparare la farcitura il venerdi, far cuocere a fuoco lento l’ anatra il sabato ed effettuare la doratura finale la domenica. E mangiare gli avanzi il lunedi. Insomma, vi terra’ tutta la settimana occupati. A proposito di avanzi ! Non buttateli ! Spolpate bene le ossa (con cui potete fare un brodo eccellente) e con i ritagli di carne potete riempire dei tortellini (prossimamente sui nostri schermi). Glaaab ! Beh, io ho detto tutto, adesso mangiate e godetene tutti, come di consueto ! 

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sabato 27 giugno 2015

RISOTTO ALL’ ARAGOSTA, CHAMPAGNE E BRODETTO DI SCAMPI

 

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Gentili blogspettatori, oggi non é un giorno come tutti gli altri … oggi celebriamo il post numero 200 di questo matto blog ! L’ avventura iniziò quasi senza crederci troppo ormai 6 anni fa e non vi nascondo che sono piuttosto orgoglioso di quel che abbiamo raggiunto insieme; un’ infinita popolarità tra amici e parenti, un secondo lavoro a tempo perso, una marea di nuove esperienze gastronomiche con l’ obbligo morale di cucinare qualcosa di nuovo ogni giorno e, perché no?, qualche chiletto di zavorra portato con dignità. Una bella ricompensa che ripaga ampiamente di tutti gli sforzi. Ma basta con le note biografiche e veniamo al quid di questo post. Il tutto nacque dalla necessità di cucinare un nuovo piatto a base d’ aragosta che non fossero le linguine all’ astice e pomodorini. E devo essere sincero, non mi sovveniva nulla di allettante quando, un dì, mi imbatto in uno spunto ammaliante. Ma certo ! Risotto e Champagne ! Come avevo fatto a non pensarci prima ? E quindi, che squillino le trombe e che entrino in campo le formazioni !

dosi per 4 persone, considerandolo un gustoso e ricco primo piatto, a cui al massimo associare un antipastino o un secondo di pesce leggeri:
- 2 Aragoste di piccole-medie dimensioni
- una decina di Scampi
- 2 Carote
- 2-3 Gambi di Sedano
- 1 Cipolla
- 1 Porro
- 350 g di Riso Arborio
- 1 bottiglia di Champagne Brut (ma Buon Winking smile)
- 2 Scalogni
- abbondante Prezzemolo fresco
- Sale
- Pepe Nero macinato
- 50 g di Burro
- Olio Extra Vergine d' Oliva

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Rispetto per gli indiscussi protagonisti di questa ricettonza con i contro…fiocchi ! Abbiamo già discusso della mia difficoltà a cuocere l’ aragosta viva, ragion per cui nella mia pescheria di fiducia la posso ordinare e me la cuociono loro. Altrimenti, fatela bollire in acqua leggermente salata per una decina di minuti, scolatela e lasciatela intiepidire. Pulitela estremamente bene, estraendo la polpa da ogni pertugio con l’ aiuto di uno stecchino di legno (vi rimando al post delle linguine all’ astice e pomodorini per i dettagli sull’ estrazione). Se riuscite, cercate di estrarre la polpa dalle chele senza romperla (useremo le chele per decorare i piatti). Tenete la polpa d’ aragosta  in disparte, la useremo piú tardi. I pezzi piú grandi di carapace e i succhi dell’ aragosta verranno invece saggiamente usati per la preparazione del brodetto. Non buttate nulla senza la mia autorizzazione ! Per la preparazione del brodetto di scampi riunite in una pentola capiente circa un litro d’ acqua, la verdura lavata e tagliata grossolanamente, gli scampi e i pezzi di carapace d’ aragosta, come da foto.

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Fate cuocere il brodetto per almeno un’ oretta, magari un po’ di piú, salando e pepando a gusto verso la fine. Gli scampi li useremo per un’ altra ricetta, per esempio le tagliatelle con scampi, piselli e punte d’ asparago. Bene, ora prepariamo il risotto. Fate rosolare gli scalogni tritati  in una noce di burro e un filo d’ olio. Fate tostare il riso per qualche minuto e sfumate con mezzo flûte di Champagne (che avrete preventivamente stappato). A questo punto iniziate la cottura del risotto continuando a mescolare a fuoco medio e aggiungendo una mestolate di brodetto di scampi alternato a un flûte di Champagne. Se sarete parsimoniosi al punto giusto, dovrebbe avanzarne un flûte per dissetare lo chef mentre cucina.

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Glaaab ! A cinque minuti dalla fine aggiungete la polpa d’ aragosta e continuate a cuocere. A fine cottura (una ventina di minuti in totale), mantecate con il burro ed aggiungete una generosa manciata di prezzemolo tritato molto finemente. Aggiustate di pepe e servite immediatamente con una chela d’ aragosta su ogni piatto. Ariglaaab ! Mangiate e godetene tutti come sempre e, stavolta, alla salute del blog ! Smile

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sabato 11 aprile 2015

Carrè d’ agnello in crosta d’ erbe aromatiche

 

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Cari amici, ancora una volta riprendo a scrivere dopo una luuuunga, anzi lunghissima pausa di riflessione, necessaria a ritrovare me stesso e la motivazione di scrivere di cucina. A volte confesso che inizio a cucinare con tutte le migliori intenzioni di fotografare tutti i passi ma sono così affamato che finisco per fare tutto in fretta e furia e al diavolo foto e post ! Altre volte sono i miei commensali che mi mettono pressione e non mi lasciano fare il mio lavoro di food blogger come vorrei. Altre volte ancora semplicemente mi esce un pasticcio e non ho l’ animo di pubblicarlo (eh eh). Purtroppo tendo ad essere un perfezionista e se non ho delle foto decenti ma soprattutto mie, meglio non pubblicare per un po’. Ma basta con questa luuuunga introduzione e veniamo al motivo per cui sono qui oggi. Sono qui per farvi assaggiare una leccornia che vi farà leccare i baffi, anche a voi che non ne avete. Trattasi del carré d’ agnello alle erbe, un piccolo grande piatto che vi farà gorgogliare la saliva. Glaaaab ! Che ne dite, facciamo entrare le formazioni ?

dosi per 4 persone, considerandolo un nutriente e gustoso secondo piatto a cui associare magari un primo o un antipastino non troppo pesanti:
- 2 Carrè d' Agnello da Latte di 600-800 g l' uno
- 3-4 fette di Pancarrè (sarà che si chiama così perché' lo useremo per fare il carrè d' agnello ? Il dubbio sussiste ...)
- un mazzetto di Menta
- un mazzetto di Timo
- un mazzetto di Prezzemolo
- 100 g di Burro
- Sale
- Pepe Nero in Grani

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Guardate che meraviglia il protagonista di questa ricetta ! Dunque, quando ordinate il carrè dal vostro macellaio di fiducia, dovrete assicurarvi di un paio di cosucce. A) che le ossa che spuntano siano ben bianche e ripulite dalla carne, B) che il macellaio vi faccia la cortesia di staccare il cordone osseo che lega le costine tra loro. Siccome io l’ ho comprato già preparato, il cordone osseo me lo son dovuto staccare da solo, un lavoretto niente male se non avete un bel coltello affilato, una mannaia e tanta pazienza. La foto in basso mostra dove è posizionato.

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In pratica dovete rigirare il carrè e separare la base (fatta di ossicini uniti tra loro) con un coltello affilato ed indi (ci mancavi vecchio indi) dare al cordone il colpo di grazia con una mannaia, facendo attenzione a non danneggiare il carrè.  Fatto ? Ottimo ! Siamo già a metà strada. Salate e pepate il carré e fatelo sedere in sala d’ attesa. A parte preparate le erbe, lavando ed asciugando mooolto bene le foglie di menta, timo e prezzemolo.

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Lo sentite anche voi il profumo di macchia mediterranea che vi trasporta mentalmente in luoghi bucolici a noi italiani tanto familiari ? Beh, diamoci da fare. Tagliate via la crosta del pane e tritatelo in un mixer con il burro ammorbidito e le erbe. La crosta potrete usarla per altre ricette o, come a volte faccio io, nutrire i poveri uccelli che svernano qui in Olanda. Bene. Se tutto é andato come previsto, davanti a voi dovreste avere una crema omogenea di colore verde. Se dovesse essere di un altro colore comincerei ad allarmarmi Smile. Adesso sistemate i vostri carrè in una pirofila da forno imburrata e spalmateli da un lato con la crema di erbe aromatiche. Glaaab ! Come da manuale !

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A questo punto, non vi resta che cuocere il vostro carrè a in forno a 200 gradi per 20 minuti finché non si sarà formata una crosticina dorata ed irresistibile ma la carne sarà rosa e succosa al centro. Tirate fuori il carrè e guardatevi dal tagliarlo immediatamente. Lasciatelo rassettare 5-10 minuti per far sì che i succhi tornino da dove sono venuti e non si disperdano al taglio. E allora sì che potete servirlo ! Per la gioia dei vostri ospiti o delle vostre papille. Accompagnatelo con un contorno semplice come delle zucchine alla griglia con aglio e menta o dei peperoni arrostiti. Mangiate e godetene tutti miei prodi !

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domenica 17 giugno 2012

RISOTTO CON ZUCCHINE, PROVOLONE E FIORI DI ZUCCA

 

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Cari amici miei, oggi ho il piacere di presentarvi una ricetta che ha un sapore particolarmente importante per me, in quanto, dopo vari mesi trascorsi da esule in Olanda, la mia famiglia é venuta a trovarmi con una cassetta di fiori di zucca. Da buon italiano all’ estero, ho dato loro chiare istruzioni riguardo alla necessità di avere prodotti nostrani in questa terra dimenticata da Pellegrino Artusi. E dunque, eccoci alle prese con un bel mazzuolo di zucchine con annessi i loro fiori ! E dopo averne fatti alcuni fritti ripieni di mozzarella e pancetta (purtroppo, ogni qualvolta ci siano per le mani dei fiori di zucca, é destino che alcuni di loro debbano affrontare questa difficile fine), ai restanti è toccata ben altra sorte, come coprotagonisti di questo ricco e ghiotto risottino che vede come altra protagonista la provola affumicata. E dopo questo preambolo, che entrino in campo le formazioni !

dosi per 4 persone, considerandolo un primo piatto molto ricco, a cui aggiungere un antipastino leggero o un dessert per i più temerari:
- 400 g di Riso Arborio
- 20 Fiori di Zucca con le loro zucchine piccole attaccate
- 100 g di Provola Affumicata
- Parmigiano Grattugiato
- 1 l di Brodo Vegetale
- 2 spicchi d' Aglio
- Prezzemolo tritato
- mezzo bicchiere di Vino Bianco Secco
- Olio Extra Vergine d' Oliva
- Sale
- Pepe Nero in grani

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Amici, separate le zucchine dai loro fiori, e affettatele finemente. Saltatele in padella in un paio di cucchiai d’ olio dove avrete prima fatto rosolare gli spicchi d’ aglio tritati. Spolverizzate con abbondante prezzemolo tritato e aggiustate di sale e pepe. Separatamente preparate il brodo vegetale con il dado. Se non avete il dado, avreste dovuto preparate il brodo con delle verdure fresche e averlo fatto bollire per diverse ore per avere un risultato simile. Aggiungete il riso nella pentola con le zucchine e fatelo tostare per un  minuto o due, aggiungendo quindi il vino bianco. Fatelo sfumare. Adesso aggiungete a mestolate il brodo, versandone di nuovo man mano che questo viene assorbito dal riso. Durante questo processo continuate a mescolare per una ventina di minuti. Verso la fine aggiungete anche i fiori di zucca crudi e tagliati grossolanamente. Non aggiungeteli troppo presto o spariranno completamente e la cosa sarebbe alquanto triste, non trovate ? Sempre verso la fine aggiungete la provola affumicata a cubetti e continuate a mescolare fino a farla sciogliere completamente. Quando il riso sarà cotto e avrà assorbito tutto il brodo e avrà consistenza cremosa, servitelo nei piatti individuali. Spolverizzate con parmigiano grattugiato e servite e mangiatene tutti come sempre !

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lunedì 15 novembre 2010

COSTINE DI MAIALE ALLA GUINNESS

 

IMG_2381 Cari amici, quest’ oggi rendiamo onore a due grandi invenzioni del Creatore: le costine di maiale e la Guinness. E quale miglior modo per onorarle che non quello di combinarle in questo sublime piatto della cucina Tex-Mex ? Si puo’ usare una birra scura qualsiasi, ma per gli appassionati di birra e irlandofili come il sottoscritto, esiste una birra scura per antonomasia: la Guinness per l’ appunto. Ricordo ancora con una lacrimuccia la prima volta che i miei dentini addentarono una ‘Baby Back Rib’ (costine in inglese) a Los Angeles alla tenera età di 18 anni. Un morso che cambiò per sempre la mia vita: da quel momento è stato un colpo di fulmine che spero di trasmettere a tutti quelli che si accingono per la prima volta a mangiare questo tipo di costine di maiale. Altro piacevole ricordo legato a questo piatto è quello della Guinness. Risale ad appena un paio di anni fa la nostra visita (Peppe, Diego se ci siete battete un colpo) alla Guinness Factory di Dublino. Che esperienza ! Per non citare gli aperitivi a Temple Bar…sigh…che bei ricordi. Eh si…questo lo definirei proprio così: il piatto dei ricordi ritrovati. Spero di riuscire a trasmettervi un po’ di quella poesia che in me risveglia parlare di costine di maiale e Guinness. Andiamo, come di consueto, ad elencare le formazioni in campo:

dosi per 4 persone, considerandole un secondo con la stessa strana proprietà delle ciliegie: una tira l'altra ...
- 20 Costine di Maiale o Maialino (meglio), circa 1.5 kg
- mezzo litro di Passata di Pomodoro
- 1 Guinness o altra anonima Birra Scura da 330 ml
- 50 g di Zucchero di Canna
- 2 Cipolle piccole
- 2 spicchi d’ Aglio
- 2 Peperoncini

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Quello che vedete nella foto qua sopra è ciò che dovrete cercare di fare; tritate cipolla, aglio e peperoncino, trasferiteli in una casseruola alta con la passata di pomodoro, la Guinness e lo zucchero di canna. Fate cuocere a fuoco basso con un coperchio per circa un’ ora, rigirando ogni tanto le costine. Lo so, durante tutto quel tempo la tentazione sarebbe quella di piantare una tenda davanti al fornello per accamparvi e non togliere gli occhi di dosso dalle vostre belle costine. Lo so, vi capisco. Succede anche a me. Abbiate un po’ di ritegno però ! Lasciatele cuocere in pace per un’ oretta, dicevamo, e spegnete il fuoco. Adesso viene la parte difficilissima della ricetta: lasciatele marinare per tutta la notte nella salsa di pomodoro. Avrete capito in cosa consiste la difficoltà, immagino :P. Sopravvissuti a quella notte, il giorno seguente scolate le costine dalla salsa e mettetele su un bel grill a grigliare, o meglio ancora su un bel barbecue il giorno della Pasquetta o Ferragosto. La salsa non va sprecata: fatela addensare sulla fiamma per qualche minuto e servitela per accompagnare le costine una volta pronte. Sluuurp….adesso potete mangiarle e goderne tutti….certo del fatto che ora avrete fatto vostra un po’ di quella poesia che vi citavo all’ inizio !

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domenica 8 novembre 2009

… DI COME NACQUE LA MIA AMMIRAZIONE PER IL CONTINENTE ASIATICO

Un giorno, quando avevo sedici anni, ebbi un' illuminazione. Successe leggendo un libro sugli alfabeti mesopotamici (lo so lo so...mica normale questo qua...ma leggevo anche Topolino, non temete). Dovevo imparare una lingua folle, con caratteri diversi. Un codice che in pochi conoscessero.
La mia sete per la curiosità e il sapere lo richiedeva con insistenza.
Fu così che, scartate altre lingue come Russo e Arabo, mi accostai al mondo asiatico attraverso il Giapponese. Avevo sedici anni e dopo il liceo andavo a lezioni serali di giapponese: lingua e cultura, dalle img001sei alle otto ore settimanali.
Credo che inconsciamente lo studio del giapponese mi abbia aperto le porte di un mondo immenso, un intero continente in effetti. Un puzzle di genti senza precedenti mi si presentò tutto d' un tratto davanti. Studiare una lingua straniera da' questo effetto elettrizzante. Ti trovi improvvisamente con le chiavi di un mondo nuovo, fino a ieri sconosciuto. Credo che fino a quell' età avessi sempre visto la cucina asiatica, e in particolare quella cinese, con molto scetticismo e ignoranza.
Basti pensare che tutto ciò che sapevo di quella cucina si fermava all' epica scena della cena al Palazzo di Penkot (foto alla fine), in India, magistralmente resa in Indiana Jones e il Tempio Maledetto, uno dei film che ha segnato la  mia vita di sognatore.
Ricordate tutti il cervello di scimmia semifreddo? O il brodo in cui la mitica Willie rigira ilIMG_0561 cucchiaio speranzosa, facendo venire a galla nugoli di occhi inquietanti? Beh chi l' ha visto saprà certamente di che cosa parlo. Chi non l'avesse visto ci faccia un giro. Merita.
Ecco dicevo, i miei pregiudizi si fermavano là. Fino all' età di 14-15 anni credo, ero più che certo che ad Est dell' Europa non si  mangiassero che insetti ancora vivi e cervelli di scimmie semifreddi. Tornerò presto a parlare di queste cose, ma ora cerco di non divagare. Il giapponese mi aiutò ad abbattere quei pregiudizi. Inconsciamente forse. Nacque in me una curiosità sfrenata che a poco a poco mi permise di colonizzare la cucina asiatica a suon di piccole conquiste quotidiane. Dovetti, però, arrivare alla 'veneranda' età di 21 anni per buttarmi personalmente nella sfida. La mia prima creazione se non vado errato fu un maiale al curry piccante preso da un libro di cui tornerò a parlarvi e che ha decisamente cambiato la mia vita.
Fu una mezza delusione naturalmente: metà degli ingredientiMalesia404i mi erano completamente sconosciuti. Oggi a distanza di 7 anni ho passione e conoscenze sufficienti per preparare curry che arrivano a strappare ai miei amici aggettivi come  'commovente' o cose del genere (Marco, se ci sei lascia un commento...). Cos'ho imparato? Ho imparato che la ricerca di ingredienti esotici e introvabili è la fase più stimolante del lavoro. E’ un po’ come un paziente lavoro di ricerca, da mercatini a negozi etnici fin sulla rete. E imparare a padroneggiare spezie e erbe dai nomi impronunciabili continua a darmi moltissime soddisfazioni. Mi sento un po’ come il piccolo chimico :P.  Ho deciso di aggregarvi un paio di foto. In alto ci sono io nei giardini del palazzo reale di Kyoto, in Giappone. Nella seconda foto eccomi nella più grande moschea degli Emirati Arabi, ad Abu Dhabi. Infine, nella terza in Malesia, in un tempio sacro nella regione di Ipoh. E dulcis in fundo…qui in basso la scena che vi citavo all’ inizio  …. ah il dessert…cervello di scimmia semifreddo…O_o …ovvio no ?   

foto dalla rete: http://mos.totalfilm.com

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